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Dott. Marco Zanobini: Eccellenza nella Cardiochirurgia per la Cura del Cuore

Buongiorno, innanzitutto ci presenti il suo percorso formativo, in poche parole cioè il percorso che ha seguito per arrivare a fare tutti i giorni la chirurgia del cuore. E’ stato un percorso semplice?

Spero di non essere noioso: sono nato e cresciuto in Toscana, piu’ esattamente a Pisa, città in cui ho conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia; da lì ho deciso di intraprendere una formazione cardiochirurgica, quindi valige alla mano mi trasferii a Milano e mi iscrissi alla Scuola di Specializzazione in Cardiochirurgia diretta dal Professor P.Biglioli. Ai tempi gli specializzandi non avevano uno stipendio mensile, per cui non sottraevo tempo in Istituto al mio percorso formativo a tempo pieno riuscendo comunque a fare guardie notturne in altri centri, anche fuori dalla Lombardia. Ho ricordi di risvegli al mattino molto presto, visita dei malati e poi via di corsa in macchina, con le code ed il traffico abituale di una città frenetica come Milano, per arrivare alle 8 in sala operatoria. Ovviamente questo comportava un’importante rinuncia al cosidetto tempo libero, cioè alla vita “privata”, che occupava sempre troppo poco spazio. Ed erano gli anni giovanili, quelli che si definiscono i piu’ belli. Di speranza e di sogni del futuro, di vigore ed energia fisica, di voglia di fare. Non nascondo pero’ che tante e tante sono state le rinunce, non so quanti oggi farebbero quello che ho fatto io e piu’ in generale i sacrifici che hanno fatto quelli della mia generazione. Allora gli specializzandi si occupavano di tutto, ma davvero di tutto. Io mi occupavo tra l’altro di seguire gli ospiti francofoni del mio ospedale; e questo voleva dire andarli a prendere in aeroporto, portarli in albergo; ma anche poter “rubare” strategie, tecniche ed idee chirurgiche quando poi erano al tavolo operatorio; molto spesso ero dedito a portare i rotolini di diapositive a sviluppare, a montarle su quei “benedetti” carrelli, a numerarle. Cose che appunto oggi nessuno farebbe.

Ha fatto esperienze all’estero?

A mio avviso l’esperienza in un centro estero è un punto fondamentale per la formazione di un chirurgo, che così cresce ed impara nuovi metodi e nuove tecniche in un “nuovo mondo”. Il mio soggiorno estero piu’ importante è quello che feci in Francia, a Tolosa e Parigi. Un anno o poco piu’ in cui conobbi un Maestro, il professor Gérard Fournial, che mi ha trasmesso molto nell’approccio al paziente che attualmente utilizzo. E’ stato uno dei piu’ bei periodi della mia vita: felice, spensierato, operavo tutti i giorni come primo operatore e lui davanti a me a correggermi ed insegnarmi, imparavo, crescevo, mi sentivo davvero un cittadino del mondo. E poi ho conosciuto il mondo internazionale che era anni luce “piu’ avanti” del nostro: nei metodi e nella formazione, nella libertà individuale, nel riconoscimento e nel premio verso chi ha merito vero.

Quali aspetti le piacciono del suo lavoro?

Per il mio lavoro sento una vera passione; che è qualcosa di molto piu’ forte di un interesse o di una cosa che piace. E la passione non mi è mai venuta meno. Sia nella buona sorte, quando l’intervento da un buon risultato o addirittura un risultato inaspettato, sia nella cattiva, quando purtroppo l’esito non è quello sperato.
Tra i vari interventi chirurgici lei è conosciuto per la chirurgia riparativa mitralica e valvolare in generale
Mi piacciono tutti gli interventi che si fanno; ed ho una particolare predilezione per la valvola mitrale, sia nella sostituzione ma soprattutto nella riparazione. Dall’esperienza a Parigi e Tolosa, dalle partecipazione ai “Club Mitral” del prof. A. Carpentier, ho avviato prima e perfezionato poi un percorso che mi porta ad avere davvero una esperienza superiore alla media su questo argomento. La percentuale di valvole che riparo adesso è davvero molto molto elevata.
Rimango molto attratto da tutta la cardiochirurgia: bypass aortocoronarico, valvola aortica e tricuspide, aritmie e tutto il resto; inoltre assieme al dottor Fazio ed alla dottoressa Spada ed altri colleghi dell’Istituto europeo di oncologia (IEO) abbiamo messo a punto una task force multidisciplinare per un miglior inquadramento e trattamento di tumori cardiaci, che sono un ennesimo punto di mio interesse.

Anche la cardiochirurgia ha subito un cambiamento, un’evoluzione?

Se pensiamo a quanto è cambiato il nostro mondo negli ultimi 15 anni ci accorgiamo che stiamo davvero vivendo in modo molto diverso da prima, in tutti i sensi. Così anche la cardiochirurgia si è aggiornata per rispondere alle nuove esigenze. Si è sviluppata e continua a crescere la cosidetta “strutturale”, soprattutto nelle mani dei cardiologi. Che ci permette di ottenere trattamenti piu’ indirizzati, direi quasi dedicati, per ciascun paziente in casi selezionati. In una popolazione, quella occidentale, che è sempre piu’ anziana e sempre piu’ affetta da altre patologie o comorbidità.

Un’ultima domanda: se tornasse indietro farebbe ancora questa professione?

E’ una delle domande che mi faccio piu’ spesso in questo periodo; tantissime rinunce, dolorose talvolta, per riuscire comunque a godere ogni giorno di una forte passione; che ho sempre cercato di fare con lo spirito con cui lo faceva il mio babbo, che era un medico internista da cui ho imparato molto: come un servizio agli altri, a chi ha bisogno e non come una esaltazione/celebrazione di noi stessi (vizio ahimè troppo frequente).
Ho cercato di viverla così, anche se in mille volte mi sono accorto di non essere stato come volevo. Quindi direi di sì, lo rifarei.

Gli unici momenti in cui si affaccia qualche forte perplessità al riguardo sono dettati dal fatto che se alzo la testa mi accorgo che il nostro Paese è ancora lontano dal riconoscere e premiare il merito; cosa che invece è tenuta in considerazione in tanti altri Paesi piu’ avanzati del nostro.
Ma sono e rimango ottimista: ho anche una figlia adolescente che si sta, e stiamo, preparando alla vita da adulta. Spero che quando si affaccerà alla sua vita professionale trovi un paese migliore, pulito ed onesto e non moralmente corrotto come adesso nel riconoscere il merito di una persona, semmai ovviamente lo avrà.

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